Giuseppe Marzulli - Nutrizionista


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Bere 2 litri al giorno di acqua! Ma quale acqua?

Le indicazioni spesso dispensate dai nutrizionisti, in particolare durante i mesi estivi (ma che sono una regola generale per tutto l’anno), sono di:

  • bere almeno 2 litri di acqua al giorno
  • distribuire i 2 litri durante la giornata
  • evitare di bere eccessivamente durante i pasti

Ma a questo punto, un consumatore attento giustamente chiederebbe:

  • Che acqua devo bere?
  • Sono tutte uguali?
  • Cosa significano tutte quelle voci che troviamo in etichetta?
  • L’acqua del rubinetto va bene o meglio quella in bottiglia?

 

Tento di rispondere a queste domande.

La prima distinzione grossolana è tra:

  1. acqua NATURALE
  2. acqua GASSATA o FRIZZANTE

E’ una distinzione grossolana in quanto quel che cambia dell’acqua è solo l’aggiunta di ANIDRIDE CARBONICA che rende possibile la “frizzantezza”.  Essa però determina anche rigonfiamento delle pareti dello stomaco per via del gas sprigionato.

Tal volta questo effetto risulta utile quando si è mangiato troppo (oltre il limite di contenimento gastrico) e la dilatazione delle pareti (come un palloncino) è utile. Contrariamente questo è assolutamente da sconsigliare dal punto di vista salutistico e nutrizionale: sia mangiar troppo, che determinare la distensione gastrica con la CO2 dell’acqua frizzante.

Inoltre l’acqua con aggiunta di CO2 (anidride carbonica) aumenta l’acidità dell’acqua.

 

LE ETICHETTE DELLE ACQUE

Sulle etichette sono riportati importanti dettagli circa l’acqua che decidiamo di bere.

Vediamoli insieme:

  • Residuo fisso: quantitativo di sali minerali disciolti in acqua.
  • Conducibilità elettrica (specifica a 20°C): aumenta all’aumentare del contenuto minerale, in genere è compresa fra 100 e 700 µS/cm.
  • pH: acidità o alcalinità dell’acqua
  • Durezza: contenuto di carbonati di calcio e magnesio e si esprime in gradi francesi (°F).  In base alla durezza le acque vengono distinte in leggere e pesanti. A parte l’inconveniente che un’acqua dura origina le incrostazioni dei nostri elettrodomestici, non risulta assolutamente dannosa per la salute.
  • Nitrati: sono generati dagli allevamenti, dai fertilizzanti agricoli e dai rifiuti industriali e dovrebbero essere minimi o assenti, in generale i limiti sono 45 mg/L nelle ordinarie acque minerali e 10 mg/L in quelle destinate all’infanzia.

 

Una distinzione più approfondita si fa tenendo conto di quanto un’acqua sia ricca di minerali in essa disciolti.

Secondo la Legislazione Italiana sono considerate acque minerali naturali “le acque che hanno origine da una falda sotterranea, che hanno caratteristiche igieniche particolari (risultano microbiologicamente pure) ed, eventualmente, proprietà favorevoli per la salute”.

Ogni acqua minerale infatti proviene da una fonte di origine e, prima di sgorgare in superficie, percorre un lunghissimo cammino sotterraneo e tra le rocce.

Durante questo percorso, l’acqua trascina con sé una serie di sali minerali  che si vanno ad aggiungere alla sua composizione finale.

Proprio in base al tipo di sali minerali disciolti nell’acqua (indicati come residuo fisso) le acque genericamente definite “minerali” possono essere così classificate:

  • Acque minimamente mineralizzate: si tratta delle acque cosiddette leggere in quanto hanno un contenuto in sali minerali (residuo fisso) molto basso, dell’ordine di 50 mg/L;
  • Acque oligominerali: sono considerate ottime acque da tavola per il contenuto dei sali minerali che non supera i 500 mg/L. Proprio per questo motivo sono particolarmente adatte per essere bevute quotidianamente;
  • Acque minerali: il residuo fisso è compreso tra 500 e 1000 mg/L. La quantità in sali minerali è, quindi, abbastanza consistente e per tale motivo non è opportuno berne in quantità eccessive durante il giorno (è consigliabile non più di 1 litro da alternare con una oligominerale). A seconda del tipo di sali disciolti, le acque minerali possono trovare diverse applicazioni;
  • Acque ricche di sali minerali: In questo caso il residuo fisso supera i 1500 mg/L, pertanto questa tipologia di acqua deve essere bevuta solo ed esclusivamente a scopo curativo e sotto controllo del medico (es. acque termali)

A proposito delle acque con un contenuto maggiore di minerali, possiamo trovare queste tipologie:

  • “contenente bicarbonato” con HCO3  superiore a 600 mg/L, indicata nell’ipersecrezione gastrica (acidità di stomaco) e nelle patologie renali
  • “clorurata” il cui tenore di cloruro è superiore a 200 mg/L: ha azione equilibratrice dell’intestino
  • “calcica”  con Ca++ superiore a 150 mg/L: agisce a livello dello stomaco e del fegato. E’ indicata nella crescita, in gravidanza, in menopausa e nella prevenzione dell’osteoporosi e dell’ ipertensione
  • “magnesiaca” con Mg++ superiore a 50 mg/L svolge prevalentemente un’azione lassativa
  • “contenente fluoro” con tenore di fluoro superiore a 1 mg/L: utile per rinforzare la struttura dei denti e per la prevenzione della carie dentale
  • “sodica” con un tenore di sodio è superiore a 200 mg/L: influenza positivamente l’eccitabilità neuro-muscolare ed è pertanto indicata per gli sportivi, soprattutto durante i mesi estivi
  • “acqua a basso contenuto di sodio”  con invece un tenore di sodio è inferiore a 20 mg/L è indicata per le diete povere di sodio e per combattere ipertensione e ritenzione idrica

Tenendo conto dei vari tipi di acque, è possibile distinguerne l’uso a seconda di una determinata finalità salutistica, ad esempio:

Se si vuole dimagrire oltre ad una dieta equilibrata si consiglia di affiancare un’acqua oligominerale che favorisca la diuresi.

Per chi svolge attività sportiva, perdendo molti sali minerali attraverso il sudore, è consigliabile reintegrarli con un’acqua minerale che contenga  con valori buoni di calcio, magnesio, potassio, cloro e sodio, da bere soprattutto dopo l’attività fisica per la re-idratazione.

Per chi ha una digestione lenta  sarebbe opportuno bere un’acqua minerale ricca in bicarbonato che favorisce la digestione agendo sul fegato e sul pancreas e migliorandone il funzionamento.

Per chi è iperteso l’acqua più indicata è una oligominerale che favorisce la diuresi e facilita l’eliminazione del sodio, il principale  responsabile dell’aumento della pressione.

Per chi soffre di calcoli ai reni, sarebbe opportuno bere un acqua minimamente mineralizzata, così che la scarsità di sali in essa contenuti, possa  facilitare sia l’eliminazione delle scorie che la diuresi.

Per chi è a rischio di osteoporosi  è consigliabile assumere acqua mineralizzata ricca di calcio, che riporti sull’etichetta la dicitura “calcio biodisponibile”.

 

Anche l’età è un parametro importante per stabilire quale acqua minerale sia meglio bere.

  • bambino: è consigliabile un’acqua minerale, ricca in calcio e magnesio;
  • adolescente: è consigliabile un’acqua minerale bicarbonato-calcica e magnesiaca;
  • adulto: è consigliabile un’acqua oligominerale in funzione dello stile di vita;
  • donna incinta o in allattamento: è consigliabile un’acqua calcica;
  • donna in menopausa: è consigliabile un’acqua calcica (per prevenire l’osteoporosi);
  • adulto oltre i 50 anni: è consigliabile un’acqua calcica (per prevenire l’osteoporosi);
  • anziano: è consigliabile un’acqua calcica e solfato-magnesiaca.

 

Per quanto riguarda la frequente domanda “ma l’acqua del rubinetto si può bere tranquillamente?”

Innanzitutto andrebbe definito che tipo di acqua è quella che esce dal rubinetto di casa. Per fare questo esiste la possibilità di risalire alle analisi chimico-fisiche dell’acqua a seconda della città di residenza.

Per conoscere la composizione dell’acqua del tuo rubinetto basta compilare il form sul sito dell’Acquedotto Pugliese ed elaborare l’ etichetta dell’acqua di casa

Ad esempio per Conversano:

Schermata 2019-07-29 alle 11.33.07                 Schermata 2019-07-29 alle 09.36.12

Che possiamo definire oligominerale (residuo fisso 252) con poco Sodio (12), contenente buone quantità di Bicarbonato e Calcio, ed un Ph (alla sorgente, ovvero al Sele) di 7,8 ovvero lievemente alcalino.

 

UN PO’ DI STORIA

L’acqua che arriva nelle nostre case proviene dai canali dell’Acquedotto Pugliese, alimentati dalle acque del Fiume Sele e, a partire dal 1964, da quelle del Fiume Calore.

E’ importante conoscere i dettagli della rete idraulica della nostra casa. Solitamente si ritengono sicure le abitazioni costruite dagli anni ’60 in poi. Case molto vecchie dei centri storici, dovrebbero eseguire un controllo dell’acqua e magari utilizzare un filtro depuratore domestico.

La costruzione dell’Acquedotto Pugliese fu avviata nel 1906, con l’intento di risolvere il millenario problema della penuria d’acqua nella regione: già Orazio descriveva la Puglia come terra assetata: siderum insedit vapor siticulosae Apuliae (“arriva alle stelle l’afa della Puglia sitibonda).

Tutto il canale è costruito in muratura e funziona come un fiume sotterraneo in cui l’acqua scorre a pelo libero. Per superare le lame delle Murge, esso corre spesso su ponti.

A Bari la prima fontana fu inaugurata in Piazza Umberto il 24 aprile 1915, pochi giorni prima dello scoppio del primo conflitto mondiale.

Durante il fascismo furono realizzati tutti gli altri tronchi a servizio di zone non ancora raggiunte dall’acquedotto, costruite fontane d’approvvigionamento in ogni città e paese, costruita una fitta rete capillare di tubazioni per cercare di raggiungere ogni centro abitato.

Tra i principali tronchi realizzati dal fascismo, il principale è denominato Grande Sifone Leccese e costituisce il prolungamento del canale principale fino alla cascata monumentale di Leuca che termina nel mare, utilizzata occasionalmente come scarico terminale della grande opera acquedottistica, è realizzata ai piedi del santuario di Santa Maria di Leuca.

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Sono tutt’ora visibili ed in parte pedo-ciclabili, le fantastiche infrastrutture (ponti e camminamenti) lungo tutta la tratta dell’acquedotto, oggetto anche di iniziative come quella della CICLOVIA.

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Per approfondire clic su:   Progetto Ciclovia

 

 

 

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