Giuseppe Marzulli - Nutrizionista


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Dieta LOW-FODMAP: reinserimento cibi

Si tratta di una dieta di esclusione sostenuta da diversi studi scientifici [seguono i link: 123456, 789101112] ed utile per controllare e ridurre i sintomi della Sindrome del Colon Irritabile: gonfiore, gas, dolori ed irregolarità del transito intestinale.

Il protocollo prevede una iniziale ESCLUSIONE ed una successiva REINTRODUZIONE dei cibi eliminati.

Proposta per la prima volta nel 2005 da Gibson e Sheperd, della Monash University di Melbourne in Australia, si ipotizzava che alcuni dei sintomi tipici della Sindrome del Colon Irritabile fossero legati al consumo di alcuni carboidrati maggiormente suscettibili alla fermentazione da parte del microbiota intestinale.

La fermentazione produce gas il quale produce distensione del lume intestinale e quindi gonfiore e talvolta dolori.

Se si tollerano i sintomi restando nella condizione di disagio per molto tempo potrebbero avvenire alterazioni e a livello della mucosa intestinale con incremento della permeabilità intestinale e un progressivo peggioramento dei sintomi riferiti.

Il termine FODMAP è un acronimo che individua le tipologie di carboidrati implicate nei disturbi:

Fermentable Oligo-, Di-, Mono- saccharides And Polyols

ossia Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi e Polioli Fermentabili.

 

Vedi la lista completa dei FODMAP nel mio articolo: Dieta Low-FODMAP

 

La dieta FODMAP prevede l’eliminazione dei cibi contenenti gli zuccheri incriminati che però deve limitarsi ad un arco di tempo limitato: i vari protocolli proposti indicano periodi che vanno dalle 2 alle 8 settimane.

Al termine di questa fase, se si sono registrati miglioramenti e riduzione dei sintomi, si deve iniziare la fase di reintroduzione.

Ogni pasto contiene in genere una miscela di diversi FODMAP in proporzioni diverse a seconda del tipo di alimenti consumati. Con una dieta low FODMAP ben condotta il quantitativo consumato di queste sostanze viene ridotto notevolmente e questo dovrebbe permettere la riduzione dei sintomi riportati.

La fase di reintroduzione ha l’obiettivo di stabilire quali siano quelli che maggiormente contribuiscono alla comparsa dei disturbi e la quantità e la frequenza con cui possono essere consumati senza dare fastidi.

 

Alcune semplici regola per la reintroduzione sono:

  • Ogni singolo gruppo di FODMAP dovrebbe essere testato separatamente dagli altri
  • Cercare di testare un cibo che contenga un unico FODMAP, in modo da ridurre al minimo dubbi o interpretazioni errate dei risultati;
  • Durante la reintroduzione di uno specifico FODMAP mantenere una dieta che riduca l’assunzione di tutti gli altri FODMAP.
  • Evitare di reintrodurre porzioni eccessivamente ridotte o porzioni esagerate
  • Testare un cibo a settimana consumandolo a giorni alterni, aumentando progressivamente la quantità fino ad arrivare al consumo di una porzione tipica per quell’alimento.

Si propone di iniziare con il reinserimento graduale di:

  • Prima settimana: Fruttani (es. cereali)
  • Seconda settimana: Lattosio (es.  latte)
  • Terza settimana: Fruttosio (mela o un cucchiaino di miele)
  • Quarta settimana: Polioli (per il sorbitolo: albicocche o pesca, per il mannitolo: funghi freschi)
  • Quinta settimana: Galatto-oligosaccaridi (legumi)

Se la reintroduzione di uno specifico FODMAP non causa sintomi allora è possibile testare altri cibi contenenti il medesimo FODMAP, oppure passare a valutare un nuovo FODMAP.

Se la reintroduzione è accompagnata dalla ricomparsa di sintomi allora si potrà procedere così:

  • tornare ad una dieta low FODMAP e una volta che i sintomi sono scomparsi testare di nuovo l’alimento che ha dato problemi partendo però da una porzione dimezzata;
  • se i sintomi compaiono di nuovo probabilmente il FODMAP testato causa problemi anche con porzioni e frequenze ridotti. Per appurare se sia questo il caso è possibile:
    • testare un altro alimento che contiene il medesimo FODMAP;
    • testare di nuovo dopo un periodo di dieta stretta;
    • testare nuovamente in futuro per confermare i problemi riscontrati.

L’obiettivo è di individuare i FODMAP responsabili dei fastidi riportati.

Una volta individuati i cibi che causano i sintomi potremo agire  sia controllandone le porzioni, sia riducendone la frequenza, evitando la sintomatologia che, oltre ad alterare il nostro comportamento sociale e psicologico, è indicativa di una situazione intestinale che se non risolta, può portare a più gravi conseguente.

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