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Giuseppe Marzulli - Nutrizionista

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Covid-19 e perdita di gusto e olfatto

Si chiamano “anosmia e ageusia” rispettivamente la mancanza di olfatto e di gusto.

In modo atipico questi risultano essere due dei sintomi tipici di Covid-19.

Capita talvolta che essi siano gli unici a comparire e risultano presenti anche i quei soggetti positivi asintomatici ma che possono contribuire alla diffusione del virus.

Tra l’altro nei soggetti già malati o che hanno superato senza complicanze la malattia, la mancanza di gusto e olfatto porta all’inappetenza e quindi ad una riduzione della nutrizione del paziente, influendo così sulla completa guarigione.

Come accennavo questi sintomi dai nomi strani, anosmia ed ageusia, possono essere anche i soli sintomi dell’infezione da Covid-19, che insorgono con un’improvvisa e completa perdita dell’olfatto (anosmia), ed incapacità di sentire e riconoscere gli odori, associata a volte alla perdita del gusto (ageusia).

Questi sintomi, di per se non pericolosi per la salute dell’individuo, sono utili per la diagnosi dei tanti casi paucisintomatici o asintomatici che contribuiscono alla diffusione del contagio.

Si parla infatti che l’anosmia sia più presente nei pazienti occidentali rispetto a quelli cinesi, con un’incidenza del 30%. Tra i pazienti con questi due sintomi, risultano più le donne degli uomini e l’età piuttosto bassa.

I motivi biologici dei disordini di gusto e olfatto sono legati al fatto che il coronavirus riesce a penetrare nei neuroni del bulbo olfattivo, che hanno le terminazioni nervose nel naso dove catturano le molecole odorose per trasmetterne poi ‘notizia’ alla corteccia cerebrale, che le riconosce come appartenenti a una fonte specifica, e che le cellule che rivestono la mucosa della bocca sono molto ricche di recettori Ace2, la porta d’ingresso che consente l’ingresso del virus nelle cellule.

I sintomi durano per tutta la fase di malattia e la regressione si registra nei più a guarigione clinica avvenuta, in altri casi persiste anche dopo.

Non percepire gli odori e i sapori determina uno stato di frustrazione e molto frequentemente inappetenza.

Per gestire le problematiche legate all’alimentazione dei pazienti Covid è utile la presenza di un nutrizionista nella riabilitazione e per il trattamento della malnutrizione mediante monitoraggio degli introiti energetici (controllo del vassoio, misurazione del peso e parametri del paziente) ed una alimentazione bilanciata.

L’alimentazione è un fattore determinante per la salute.

Segue un lavoro recentemente pubblicato sulla Nutrizione dei pazienti con Covid-19:

Nutrition support in the time of SARS-CoV-2 (COVID-19)
(alcuni dati sono tratti dall’intervista fatta alla Dott.ssa Luigia Brugliera, Medico Fisiatra, Responsabile UO Riabilitazione Specialistica Motoria al San Raffaele di Milano da Nicola Miglino per Nutrienti e Supplementi)

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